BREVI GIORNI E LUNGHE NOTTI

C’è o c’era, sulla cima di un colle, un paese nel sud dell’Italia che è come se sorgesse sulla cupola del mondo e lo riassumesse, il mondo, nelle sue due vie e nella piazza centrale.
La piazza del paese, con la chiesa, la barberia e il bar è il teatro di storie incrociate di un’umanità afflitta eppure capace di grandi sogni. Ogni sera all’ibrunire la strazzata viene in piazza e compie un rito che ricorda la sua storia: quella di una donna costretta ad abbandonare il figlio avuto da un amore illecito e che ne attende, cieca, ogni giorno il ritorno. Ogni mattina all’alba suo fratello, il barbiere del paese, apre bottega e riceve i suoi clienti finchè un giorno arriva un cliente molto speciale che lo porta indietro a una notte di tanti anni prima. Al pomeriggio è la volta di Don Ferdinà, l’ammazzatore di porci, detto anche l’Americano per essere tornato dall’America portando con sé fino al paese il juke box. E poi c’è Michele, un bambino che ascolta tutte le storie di tutti. C’è Gangiulina la maga, che è capace di fare l’affascino, di togliere il malocchio e sistemare qualsiasi faccenda. C’è zio Mario detto “tre recchie”, tre orecchie, perché sa ascoltare le storie degli animali. E tra tutti gli animali c’è il porco alla cui uccisione si riunisce tutto il paese, tutta la società, la cui storia diventa una storia di sogno,la storia di un amore racchiuso nel tempo di una notte, un amore puro che sa donarsi e non chiedre nulla in cambio, un amore
che permette di raggiungere con coraggio e a testa alta anche le prove più grandi della vita.

Forse questo paese, che appare lontano, non esiste più ma esistono ancora dentro le nostre città e dentro di noi gli sguardi che giudicano, la violenza del quotidiano celata nei rapporti famigliari, le strade che dividono e fanno incontrare metaforicamente i miserabili e i signori.

Ed esiste ancora anche uno spazio in cui invece sappiamo commuoverci per un amore puro, per un sogno vero, e in cui possiamo sorridere dei nostri difetti, delle nostre piccole menzogne e della vita.

Vincitore del premio Direction Under 30 Teatro sociale di Gualtieri 2016
e finalista Maldipalco Teatro Tangram Torino

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NOTE DI REGIA

Verso la fine degli anni ‘50, in un tempo in cui si esce dalla guerra e un mondo arcaico, ma anche ricco di fascino, si avvia a scomparire, Zio Mario racconta le sue storie. Lui è il capostipite di una stirpe di narratori che da lui hanno ascoltato ciò che raccontano oggi a noi. Sono tante le storie di zio Mario e sono storie di uomini e animali che potevano convivere e parlare. Sono storie un po’ vere e un po’ inventate, perché non c’è storia reale che in bocca a un buon narratore non diventi anche romanzo, non diventi anche magia. Sono storie personali, che ci parlano di un mondo apparentemente scomparso ma forse solo sommerso sotto la superficie delle cose di tutti i giorni anche qui, anche al nord, anche ora, sempre.

Emergono in tutte queste vicende la sottile violenza del quotidiano, la caparbietà dell’essere umano che resiste alle disavventure, la poesia e il sorriso capaci di alleviare le tragedie che ci portiamo dietro e dentro. Ognuno si può ritrovare ad essere crudele, di una crudeltà impossibile da condannare, e l’animale che più immaginiamo vicino al fango, quello che per conformazione difficilmente può alzare gli occhi al cielo e vedere le stelle, il porco, può essere d’un tratto invece, nel suo sacrificio, nel suo modo di amare, nella sua purezza, il più vicino alla poesia. Lo sguardo detta le regole dei comportamenti. Tutto si muove perchè c’è qualcuno a guardarlo, proprio come in un teatro in cui un solo paese può riassumere il mondo e un solo attore può riassumere l’umanità tutta.

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CREDITS

UNA PRODUZIONE DI
Compagnia Lumen. Progetti, arti, teatro.

AUTORE
Gabriele Genovese
REGIA E SCENOGRAFIA
Elisabetta Carosio
ATTORI
Gabriele Genovese

*foto di Lucia Cirillo